Il rapporto dell’Ufficio Studi di Confartigianato, presentato durante l’Assemblea della Confederazione a Roma, offre uno spaccato significativo delle difficoltà che le imprese italiane, in particolare quelle di piccole dimensioni, stanno affrontando in un contesto europeo sempre più competitivo. Tra i principali problemi evidenziati, spicca il peso della pressione fiscale, che nel 2024 graverà su cittadini e imprese italiane con 36,6 miliardi di euro in più rispetto alla media dei Paesi dell’Eurozona. Questo dato si traduce in circa 620 euro pro capite di maggiore tassazione, un onere che inevitabilmente condiziona la capacità di crescita e investimento.
Come se il fisco non bastasse, il caro-bollette ha dato un ulteriore colpo alle piccole imprese italiane, già alle prese con margini operativi spesso limitati. Nel biennio 2022-2023, infatti, queste realtà hanno sostenuto un costo per l’energia elettrica superiore di 11,8 miliardi di euro rispetto alla media degli altri Paesi dell’Unione economica e monetaria. Il problema non riguarda solo la competitività, ma anche la sostenibilità stessa di molte attività. Un’altra nota dolente è rappresentata dalla burocrazia, un tema ricorrente per gli imprenditori italiani. Secondo il rapporto, il 73% degli imprenditori lamenta la complessità delle procedure amministrative, un dato ben al di sopra del 66% della media Ue. Ma non è tutto: il 78% degli imprenditori italiani si sente penalizzato dai continui cambiamenti legislativi, che complicano ulteriormente la pianificazione aziendale. Anche qui, la percentuale italiana supera di molto quella europea, fissata al 64%.
Nonostante i dati preoccupanti, l’Assemblea di Confartigianato è stata anche un’occasione per discutere possibili soluzioni e strategie per ridurre il gap con gli altri Paesi europei. La presenza di esponenti del Governo e del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha testimoniato l’attenzione delle istituzioni verso un settore che rappresenta una parte fondamentale del tessuto economico e sociale del Paese: le piccole imprese danno infatti lavoro a 11,4 milioni di persone, costituendo un pilastro per l’occupazione e l’innovazione locale. L’Italia è chiamata a trovare un equilibrio tra la necessità di mantenere un sistema fiscale solido e il supporto concreto alle imprese, soprattutto quelle di piccole e medie dimensioni. La burocrazia e il caro-energia, se non affrontati con politiche mirate, rischiano di pesare ulteriormente su un settore già sotto pressione. Tuttavia, i margini di miglioramento esistono, e la consapevolezza dei problemi potrebbe rappresentare il primo passo per affrontare le sfide future con determinazione e concretezza.