Una recente indagine condotta da Altroconsumo su oltre 1.100 cittadini aderenti ad ACmakers ha rivelato che oltre 950 di loro hanno riscontrato difficoltà nel prenotare visite ed esami con il Servizio Sanitario Nazionale nell’ultimo anno. Le segnalazioni evidenziano un quadro critico e poco confortante, con conseguenze negative sia sul piano economico che sulla salute dei cittadini.
Le principali criticità riscontrate includono attese eccessive, strutture ospedaliere distanti e agende di prenotazione chiuse, il che rende difficile per molti accedere alle cure mediche necessarie nei tempi previsti. Inoltre, numerosi cittadini hanno riscontrato difficoltà nel contattare il Cup (Centro Unico di Prenotazione regionale), con attese prolungate al telefono e difficoltà nel reperire informazioni.
Le visite specialistiche, in particolare quelle oculistiche e dermatologiche, e gli esami come le ecografie e le risonanze magnetiche, sono risultati essere i più problematici per i cittadini. Le lunghe attese e la mancanza di disponibilità degli appuntamenti hanno costretto molti a rivolgersi al settore privato, aumentando così le spese sanitarie a carico dei cittadini.
Anche sul fronte dei ricoveri, la situazione non è migliore, con circa 300 cittadini inseriti in lista d’attesa per un ricovero negli ultimi due anni e numerosi ritardi dovuti a vari motivi, tra cui la mancanza di medici e letti disponibili.
Di fronte a queste difficoltà, Altroconsumo offre supporto ai cittadini mettendo a disposizione informazioni e moduli necessari per far valere i propri diritti e ottenere un appuntamento nei tempi previsti.
“La crisi in cui versa il Servizio Sanitario Nazionale è sotto gli occhi di tutti da tempo poiché è stato, nel corso degli anni, gravemente sottofinanziato da tutte le forze politiche e cause più recenti ne hanno accelerato il collasso, in primis la pandemia di Covid 19. Ciò che resta purtroppo costante è l’inadeguatezza delle risposte che la politica ha messo di volta in volta in campo e, al di là dei dibattiti, spesso di sapore elettorale, su fondi stanziati ad hoc e sull’effettivo aumento o meno degli investimenti in sanità, la realtà si legge nei numeri. Un dato valga per tutti: secondo l’ultimo rapporto Bes dell’Istat, nel 2023 sono circa 4,5 milioni i cittadini che hanno dovuto rinunciare a visite mediche o accertamenti diagnostici per problemi economici, di liste di attesa o difficoltà di accesso. Si tratta del 7,6% della popolazione: in aumento rispetto al 7% del 2022 e al 6,3% del 2019” dichiara Federico Cavallo, nella foto, Responsabile Relazioni Esterne Altroconsumo. “E ciò che è ancora più preoccupante è il fatto che il trend di spesa per la sanità – in percentuale sul Pil – è previsto calare nei prossimi anni, un segnale evidente di come la situazione non potrà certo migliorare, ma semmai peggiorare ulteriormente. Noi, come Altroconsumo, continueremo a fare la nostra parte monitorando attentamente la situazione, agendo in sinergia con altre realtà impegnate a promuovere i principi di un Servizio Sanitario pubblico, equo e universalistico, come la Fondazione Gimbe, e mettendo a disposizione dei cittadini informazioni e strumenti utili a far valere i propri diritti, così come previsti dalla Costituzione e dalle leggi italiane”.
“Il grave “stato di salute” del Servizio Sanitario Nazionale impone una profonda riflessione: l’impatto dell’indebolimento della sanità pubblica sulla salute individuale e collettiva deve considerare anche il livello socio-economico della popolazione. L’aumento del numero di famiglie che vivono sotto la soglia della povertà assoluta, se da un lato “argina” la spesa out-of-pocket – quella che si paga di tasca propria – dall’altro aumenterà la rinuncia alle cure, peggiorando la salute e sino a ridurre l’aspettativa di vita proprio di quegli “indigenti” che l’art. 32 indica come persone a cui fornire cure gratuite”. Ha dichiarato Nino Cartabellotta, Presidente Fondazione GIMBE. “Indubbiamente, i tempi di attesa costituiscono una delle principali criticità del SSN con cui cittadini e pazienti si scontrano quotidianamente subendo gravi disagi, come ad esempio la necessità di ricorrere alle strutture private o la migrazione sanitaria, sino alla rinuncia alle cure. Si tratta di un problema che da sempre affligge il nostro SSN, ma che negli ultimi anni si è aggravato per l’enorme quantità di prestazioni non erogate durante la pandemia COVID-19. Tuttavia, le misure per l’abbattimento delle liste di attesa previste nell’ultima Manovra sono state guidate da una logica “prestazionistica”, senza alcun provvedimento mirato a monitorare e ridurre l’inappropriatezza delle prestazioni. Inoltre, il potenziamento dell’offerta è stato “scaricato” di fatto sul tempo, sempre più esiguo, dei professionisti sanitari. Infine, l’aggiornamento del nuovo Piano Nazionale Governo Liste di Attesa, scaduto nel 2021, è ancora in progress”.