| |
IL PICCONATORE (INCONSAPEVOLE) CELENTANO HA SCONQUASSATO IL FESTIVAL
E ANCHE LA RAI. COSA SUCCEDERA' ADESSO?
 
di Cesare Lanza
Lo sconquasso provocato da Celentano al Festival di Sanremo ha un
merito: attirare l'attenzione dell'opinione pubblica più sensibile
ai grandi problemi del nostro Paese che le cose alla Rai non possono
continuare così.
Ma cambierà qualcosa? Succederà
qualcosa? Di fronte a queste aspettative torna in mente, sempre, il
Gattopardo. Cambiare qualcosa affinché nulla cambi. Azzardiamo
un'analisi e qualche previsione.
MONTI. Era
partito in quarta, sembrava che volesse prendere decisioni
drastiche. Non gli è stato possibile. La politica dei partiti,
Gasparri in primis, e altri addetti ai lavori gli hanno ricordato
che la Rai è
una faccenda del Parlamento, non
del governo. E Monti ha rallentato. Avrebbe potuto andare avanti,
questo era anche - tra i tanti - il nostro auspicio. Monti avrebbe
potuto invitare il rappresentante nel cda Rai del governo, designato
dal Tesoro, ad aprire la crisi.
Avrebbe potuto emettere un decreto e procedere, quanto meno, a una
mezza rivoluzione. Ma...
DOPPIO STALLO.
Come succede spesso in Italia - che ha un dna forse
irrimediabilmente machiavellico e doroteo, incline al compromesso -
nel caso Rai si è delineata un palude. Da una parte, si intravede il
ragionevole timore del premier che il decreto potesse essere
bocciato in Parlamento (sicuramente più attento alla Rai che non
alle liberalizzazioni e a qualsiasi altro problema...), con
ripercussioni pesanti o micidiali sul suo governo. Dall'altra,
anche i partiti, messi ai margini dal governo "tecnico" e obbligati
a starsene a cuccia nel nome della salvezza dell'Italia,
preferirebbero evitare uno scontro totale con Monti, di fronte a
una opinione pubblica scandalizzata da ciò che è avvenuto a Sanremo.
COME FINIRA'?
Probabilmente, in un compromesso. Per fortuna di tutti, il cda è in
scadenza, a marzo. E al momento della scadenza - non ci giureremmo,
in un Paese schizofrenico come il nostro, ma è assai probabile - si
troverà un accordo tra tecnici e partiti: colloqui ufficiali e
riservati sono in corso. Si ridurrà il numero dei consiglieri, si
troveranno "tecnici" graditi o accettati anche dai partiti, si
cercherà di allentare la pressione della politica su chi governa la
Rai. Può darsi che al direttore generale, o un amministratore
delegato, vengano affidati poteri più ampi; può darsi che tutto
finisca in un nuovo pastrocchio: stile Gattopardo, salsa dorotea.
E AL TIMONE?
Come sempre a noi italiani, gossipari inguaribili, piace più parlare
di "chi" ci sarà anziché di "cosa" si dovrebbe fare. E prima di
parlare di "cosa" fare parliamo anche noi di chi sarà incaricato di
prendere il timone di viale Mazzini.
LORENZA LEI. E' riuscita a non farsi coinvolgere
nel caos provocato da Celentano, si è mossa con abilità e
scaltrezza. Ha importanti carte da giocare. La più importante, sul
piano "tecnico" (parola troppo abusata, prima o poi diventerà una
parolaccia, adesso è già una gag) e sul piano economico e
finanziario, potrebbe essere decisiva: ha riportato i bilanci della
Rai in pareggio. Per Monti, e anche per il Parlamento, non è un
risultato da sottovalutare. Quando ha assunto la direzione generale,
nove mesi fa, la Rai era in condizioni disastrose, in pre-coma.
C'erano difficoltà perfino per pagare gli stipendi! Lorenza non ha
pensato ad altro che a normalizzare la gestione, a tagliare, a
potare le situazioni scomode, a raddrizzare i conti. Non solo. Il
caso Santoro è stato polverizzato, il caso Dandini è stato
ridicolizzato, altri spigoli sono stati limati. E lei - Lei - non si
è neanche esposta più di tanto. Si è infischiata di tutto il resto,
della cosiddetta "immagine" (un'altra parolaccia?), perfino delle
chiacchiere sulla sua vita, degli insulti e delle ironie e degli
attacchi pesanti. A Sanremo ha rischiato parecchio, perchè era nel
mirino di tutti: si è beccata qualche uppercut anche lei. Però è
riuscita a mettere la museruola a Celentano, senza censurarlo, ha
assistito festosamente che Sanremo inghiottisse Mazzi e Mazza,
nonché gli agenti e i faccendieri, senza far loro in prima persona
il mazzo; è riuscita a salvare il tessuto d'acciaio che la
sostiene, dal governo a vari politici e, di certo, last but not
least, al Vaticano. Infine, conosce perfettamente l'azienda e tutti
coloro che la occupano, con merito o senza meriti: dai piani alti
alle cantine, dai corridoi agli sgabuzzini. In ogni caso, per
qualità e ambizioni e capacità di rotta, la Lei avrà incarichi
importanti: alla Rai o altrove.
GIANCARLO LEONE.
Vicedirettore generale, esce rafforzato dalla tempesta di Sanremo:
ha detto poche cose, equilibrate, secondo la lunga esperienza e il
dna. Sia se la Lei resta, sia se dovesse uscire, avrà un
ruolo cruciale.
Dall'anno prossimo l'organizzazione
del Festival passerà sotto le sue competenze. E Leone ha già fatto
capire che cambierà aria. Non sarà semplice rinnovare gli ascolti
degli ultimi anni, ma la dignità dell'Istituzione Rai sarà
certamente recuperata.
FRANCO BERNABE'.
E' molto verosimile che Bernabè abbia voglia di lasciare Telecom o
che il premier Monti pensi anche a lui come possibile manager forte
di una Rai ristrutturata secondo nuove regole. Difficile però che -
se questo progetto è vero oltre che verosimile - Bernabè possa avere
i sostegni necessari. Per ora, un nome di cui tener conto. Nei
prossimi giorni, se ne vedranno di tutti i colori. Mezza Roma, la
Roma che conta nella politica e nei palazzi del potere, ogni mattina
si sveglia con un sentimento prioritario: cosa posso fare, oggi, per
entrare nelle trame che investono il destino della Rai, cosa posso
fare per avere una parte o una particina in commedia?
CLAUDIO CAPPON. Si dice che goda della stima di
Corrado Passera, uomo forte del governo attuale e - secondo
previsioni diffuse - del futuro politico italiano. Ma l'equazione "stimato=designato" non
è semplice. Non è mai successo che un ex direttore generale della
Rai venga ri-nominato. Per di più bilanci e gestione del Cappon che
fu direttore in viale Mazzini non sono stati esaltanti e i suoi vari
nemici se lo ricorderanno, per ostacolargli il cammino. Cappon è
tuttora dipendente Rai.
ANTONIO VERRO. Amico (non solo) di
Berlusconi, autorevole, determinato, pronto a mettere faccia e firma
quando si tratta di esporre critiche anche scabrose, è un nome
citato per ora a fior di labbra come un consigliere rinnovabile, ma
anche come candidabile alla presidenza o a un ruolo operativo. Da
ricordare che Verro, dovendo scegliere tra Parlamento e Rai, pochi
giorni fa ha scelto la Rai: qualcosa vuol dire. E' molto attaccato
all'identità di una Rai da tutelare e salvare: come azienda pubblica
e come istituzione culturale del Paese. E' stato il primo a
indignarsi per i misfatti di Sanremo.
Conclusione. Se Cossiga fosse in vita, forse
avrebbe invidia per Celentano. Che dovrebbe essere assolto per non
aver compreso il fatto. Infatti, senza capire nulla di ciò che stava
dicendo e facendo, Celentano è stato un Picconatore straordinario: è
riuscito perfino a portarsi con sè, nei flutti di Sanremo,
personaggi che sembravano intoccabili: Giancarlo Mazzi e Mauro
Mazza. Ora si tratta di vedere come cambiare la Rai e il Festival,
che ne è il simbolo.
Prossimamente: MODESTA PROPOSTA PER NUOVE
REGOLE A VIALE MAZZINI
20-02-12
|
|