di Paolo Mancini
Quando a scrivere un libro è proprio lui, già prestigiosa firma di ben sei edizioni di Buona Domenica e dell'ottimo Festival di Sanremo 2005 con Bonolis, allora non c'è dubbio: sarà sicuramente un'opera... d'autore. Giornalista e autore televisivo, appunto, Cesare Lanza ha recentemente pubblicato Caldo Argento (Armando Curcio editore), romanzo ambientato negli scandalosi salotti milanesi dei terribili
Anni Settanta.
"Una sorprendente opera della letteratura contemporanea", si legge sulla quarta di copertina. Vuole presentarcela partendo proprio dal titolo del libro? Che profilo di lettore ha tenuto presente scrivendolo? Chi dovrebbe leggerlo?
«Nel giornalismo e in tivù il mio primo riferimento, determinante, è il pubblico: se un giornale non vende e se un programma non fa ascolto, l'impresa fallisce. Sono un artigiano, un professionista, responsabile degli interessi dell'editore e del gruppo di lavoro che dirigo o di cui faccio parte. Un romanzo è diverso, è un'opera del tutto personale, un tentativo artistico: si è più liberi. Non penso neanche a chi mi rivolgo, non utilizzo astuzie, malizie, congegni tecnici... al contrario di ciò che fanno i grandi
americani con quei thriller preconfezionati come sicuri best seller. Se va, va. Il titolo, Caldo Argento, si riferisce alla passionalità della protagonista, Silvia, desiderosa di amore e sesso, curiosità e libertà; e ai suoi capelli, che Silvia lascia grigio argento, per l'età. Il romanzo può piacere a chi, senza moralismi, sia libero di mente, nelle questioni di amore e di letto. Sullo sfondo, la Milano orribile dei potenti salotti modaioli, che assisteva a rapimenti, attentati, compromessi politici con superficialità totale, senza la minima voglia di capire e di influire».
Lei ha definito gli Anni 70 come una decade all'insegna di «sesso, sangue e salotti». Quali tre termini sceglierebbe per gli anni che stiamo vivendo oggi?
«Oggi le "esse" diventano quattro. Soldi, sempre; sport, soprattutto il calcio, perché è dominante e unificante; successo, perché è l'obiettivo di quasi tutti, spesso senza regole, anche senza scrupoli. Aggiungerei sciocchezze perché tutto questo si mescola
attraverso una panna montata di stupidaggini».
Tra i prossimi impegni, sembra che sarà tra gli autori di Sanremo, con Bonolis: quale ricetta ha in mente di predisporre per salvare il festival?
«Una mia "esse" all'occhiello per il 2009? Non c'è ancora niente di ufficiale, non so se Bonolis farà Sanremo: se lo farà, mi ha detto di tenermi pronto. Le ricette le farà lui, con il suo estro, noi autori lo aiuteremo a realizzarle. Paolo è unico, sa offrire spettacolo rinnovandolo via via: imprevedibile, con alternanza di divertimento e riflessione, dribblando noia e vecchi schemi».
Giornalismo, televisione, e a breve anche cinema: chi, se costretto, butterebbe dalla fatidica torre?
«Ho scoperto il cinema, come autore, solo in età senile. Il mio primo film, La perfezionista, uscirà in ottobre in sala, subito dopo andrà in tv. Ho scovato la protagonista tra le attrici teatrali, è una giovanissima, Aurora Mascheretti: una nuova Penèlope Cruz. Una storia d'amore cruda, disperata, con attenzione anche provocatoria a temi come eutanasia e coppie di fatto... Dalla torre chi butterei? Tutti i critici snob, di ogni settore, che corrono dietro alle mode, sono schiavi dei pregiudizi e scrivono a volte senza leggere né vedere».
Vero, 14-07-08