MISTER NO

LA TAZZINA DI CAFFE', MA PERCHE' E' TANTO CARA?

Una buona tazzina di caffè!

 di Cesare Lanza " Libero" 

 

 

Riecco Primo Mastrantoni, tutore dei diritti dei consumatori: "La "tazzulella" del caffe' dal coltivatore al consumatore subisce un ricarico dell'11.370 %. Undicimilatrecentosettanta per cento? Si', il numero e' esatto anche se pare incredibile. Analizziamo nel dettaglio i costi, considerato che per una tazzina al bar occorrono 8 grammi di polvere di caffe'. E allora: * 8 grammi per fare un caffe' al bar. * 0,68 centesimi di euro (13 lire!!!) il prezzo pagato dal torrefattore al coltivatore per 8 grammi di caffe' . * 78 centesimi di euro (1.510 lire) il prezzo medio di un caffe' al bar. * 77,32 centesimi di euro (1.497 lire) la differenza tra il prezzo pagato al coltivatore e il ricarico complessivo. * 11.370% il ricarico. Dunque gli 8 grammi di caffe' costano al torrefattore 0,68 centesimi di euro, ma la tazzina di caffe al bar ci costa 78 centesimi, con un ricarico, appunto, dell' 11.370%! Ovviamente al costo del prodotto base, chicchi di caffe', vanno aggiunti i costi complessivi, dal torrefattore al barista, ma un ricarico dell' 11.370 % ci sembra astronomico."  I dati di Mastrantoni sono tratti da Bain&Company. Possiamo aggiungere ai ricarichi il prezzo dello zucchero, anche se spesso è un optional, molti bevono il caffè amaro e le bustine di zucchero sono a volte offerte a titolo di promozione dalle varie case di produzione. Cosa dire? Mio nonno sognava: se potessi avere ogni giorno una lira da tutti gli abitanti del mondo in grado di rinunciare ogni giorno a una lira, sarei miliardario. E aggiungeva: saprei come investire tutti quei miliardi e dopo un mese comincerei a sdebitarmi... Che c'entra?, direte voi. C'entra, c'entra. Per arricchirsi, basta un'inezia: una liretta inflitta a tutto il mondo,  per nessuno è un sacrificio rinunciare a una liretta. Nel caso del carocaffè, i clienti di un bar sono poche decine o poche centinaia, ma il principio è lo stesso: un (in)delicato prelievo nelle tasche di tutti e, in un Paese come il nostro abituato al rito mattutino del caffè, chi mai rinuncerebbe alla "tazzulella", anche se diventa ogni giorno un po' più cara? Per fortuna c'è Mastrantoni a ricordarci che l'undicimila (e rotti) per cento di ricarico è una salassata ai confini della realtà. Senza contare le mance: le monetine volano, dieci, venti, trenta, cinquanta centesimi di  euro ci sembrano una sciocchezza. Ma, prima dell'euro, chi mai lasciava - al bancone del bar - cinquecento o mille lire di mancia?

 

12-10-04