IL FENOMENO E' RANIERI
Non so come andrà a finire il campionato. La Roma, dopo una straordinaria, unica direi, impresa, ha gettato al vento lo scudetto nella sfortunata partita interna con la Sampdoria. E il paradosso è che nel primo tempo aveva giocato il calcio migliore (non solo) del suo campionato. Domenica, ultima partita: secondo normalità, l'Inter dovrebbe vincere a Siena e a quel punto avrà scarso interesse il risultato che la Roma otterrà a Verona, contro il Chievo. Nel calcio però spesso i risultati sono imprevedibili, in particolare nel calcio moderno - che si gioca soprattutto atleticamente più che tecnicamente - e in particolare nel calcio italiano, assai più equilibrato rispetto ai tornei stranieri. Vedremo. Tengo comunque a dire una cosa, prima dell'esito definitivo: il vero fenomeno del campionato non è stato Mourinho, a cui i mass media, stimolati dalla effervescente dialettica dell'allenatore portoghese, hanno appiccicato il lusinghiero appellativo. No. Per me, in questa stagione il vero fenomeno è stato l'allenatore della Roma, Ranieri. Da quando ha preso in mano la squadra - che appariva stordita, prematuramente rassegnata al peggio, psicologicamente squinternata - le sue imprese sono state pressochè miracolose. E non parlo solo dei punti in classifica, superiori a quelli ottenuti da Mou, comunque bravissimo, nello stesso periodo. La riflessione è obbligatoria anche per il fatto che la sfida si presentava impari: l'Inter, formidabile macchina da guerra, ha oggettivamente un organico sufficiente a formare due squadre di pari livello, fatte di assi che altrove sarebbero titolari e protagonisti. Vero anche che Mourinho sul piano psicologico e intellettuale ha dimostrato (con il solo Balotelli vittima sacrificale) di riuscire a formare un gruppo saldo, coeso e solidale, nonostante la folla di galli e galletti, divi e divetti, diciamo così, per rispetto: di molte personalità complesse.
E LA COSTA D'AVORIO
Tra un mese esatto parte il campionato del mondo di calcio in Sudafrica: è la festa quadriennale di centinaia di milioni di appassionati, in tutto il mondo. Ho letto le quote dei pronostici, sul Corriere dello Sport. Debbo confessare che ho una stima fortissima per Fabio Capello, cittì della Nazionale inglese: lo seguo da quando, minorenne, giocava nella Roma e alcuni cronisti sportivi (uno è diventato televisivamente anche molto famoso) asserivano che non sarebbe mai diventato un campione...perchè aveva il sedere basso! Invece, Fabio sui campi di calcio è stato un grande interno, intelligente e capace di andare in gol, e poi un allenatore con una serie fantastica di successi. Bene, e Costa d'Avorio cosa c'entra. C'entra, c'entra: l'altro giorno in televisione ho sentito Fabio che indicava quella Nazione come la possibile sorpresa. E' quotata a 25: per dare un'idea, l'Italia è a 13, Spagna e Brasile a 5.50, Inghilterra a 7. Quasi quasi ci faccio un pensierino. Per stima verso Capello, ovviamente. A chi possa interessare, penso che le vere favorite per me sono Brasile e Inghilterra. Non credo tanto nella tenuta della Spagna. E l'Argentina di Maradona, che sembra intenzionato a escludere Milito e comunque non lo considera di buon occhio, non mi convince affatto. Outsider per me è come sempre la Germania. E outsider - almeno spero - è la nostra Italia: la carta vincente di Lippi, per arrivare quanto meno alle semifinali, è ancora una volta la sua abilità nel compattare la squadra, isolarla rispetto ai critici, galvanizzarla, eroicizzarla. Se ci riesce, sarà una impresa storica, memorabile: la squadra è piena di lacune. I reduci di Berlino 2006 sembrano chi più chi meno logorati, in attacco solo Di Natale sembra affidabile: il cittì ha rinunciato a Balotelli e Cassano, ha preferito le sue truppe, i suoi guerrieri. Mah!
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11 Maggio 2010