A CASA DA SOLO, CON JERRY LEE LEWIS E I LIBRI
Week end casalingo, mia moglie a Genova per una
delicata questione di famiglia. E le due ragazze, le mie figlie
Marta e Alice? Beato chi le vede, alla loro età certo non si sta
a casa a tenere compagnia a un anziano papà misantropo e
misogino. Piovono le solite telefonate di amici e conoscenti:
facciamo questo e facciamo quello. Rifiuto gentilmente,
inventando scuse inverosimili. Quanto è bella la solitudine.
Ascolto Jerry Lee Lewis, re del rock: negli anni cinquanta era
un antagonista di Elvis Presley. Poi si innamorò di una
tredicenne, la sposò e fu abbandonato dal pubblico, perbenista e
moralista più di adesso, a quei tempi. E sul comodino di mia
moglie trovo "Le braci" di Sandor Marai.
LE BRACI, UNO STRAORDINARIO LIBRO SULL'AMICIZIA
Per anni mi ero rifiutato di leggere questo celebre
libro dello scrittore ungherese. Perchè sono testardo e ottuso e
vado controcorrente. E per Marai, e in particolare per "Le
braci", c'era un entusiasmo che mi pareva esagerato, frivolo,
salottiero. Non escludevo di poter leggerlo, ma restava sempre
indietro, nella lista delle priorità. Poi, venerdì sera, ho
cominciato, quasi distrattamente. E non mi sono staccato più,
fino a domenica. Sono felice di averlo letto tutto, e quasi d'un
fiato, come si dice. Anche se la mia abituale condizione
psicologica di fronte al non senso della vita, che è intrisa di
pessimismo assoluto, è precipitata nel week end verso una
depressione estrema. Perché il libro è un bellissimo romanzo,
scritto con passione ed enfasi, sulla vita. Con la capacità di
andare in profondità, senza timori né filtri. E questo è il
guaio psicologico per un lettore pessimista come me: il fascino
principale del libro, con la sua sapienza narrativa, quello di
raccontare non solo la caducità della vita, ma anche la
fragilità di uno dei rapporti più importanti, non solo della
vita umana, è un valore estendibile perfino agli animali:
l'amicizia.
Mi piacerebbe che il libro fosse un testo scolastico, affinché
fosse letto per tempo, negli anni nell'adolescenza. E mi
piacerebbe regalarlo (forse lo farò) agli amici che credono,
anche in buona fede, di esserti amico, ma non lo sono o non
riescono ad esserlo, perché l'amicizia è un sentimento
complesso, impervio, difficile: forse irraggiungibile,
stabilmente.
Ho letto poi che Marai, per molto tempo incompreso in vita, si
uccise sparandosi un colpo di pistola all'età di ottantanove
anni. Sarà stato un pensiero crudele, ma mi sono chiesto subito
come sia riuscito, con la sua sensibilità, ad aspettare tanto
tempo. E ora voglio saperne di più, del vecchio Sandor. Ho
incaricato una brava iscritta della mia Accademia, Michela
Altoviti, a fare una ricerca approfondita: sulla sua vita
privata e sui suoi libri. Consiglio, a tutti coloro che già non
lo conoscano, di procurarsi e leggere libro. Mia moglie, ancora
lei, mi consiglia di leggere ora "La donna giusta", che a suo
parere è di maggior valore. Aspetto suggerimenti da chi abbia
opinioni sulla produzione di Marai. Ho letto che lui ha
rinnegato "Le braci" perché lo considera troppo romantico,
retorico. E' vero, ma dal mio punto di vista di lettore si
tratta di una componente, primaria, di qualità.
DA WINNS, PER I CINQUANT'ANNI DI LAURA
Sabato sera, dopo aver assistito all'ennesimo sfacelo della Juve
con il Milan (0-3, senza attenuanti), con un immane sforzo di
volontà, mi sono alzato dai divani, rasato, vestito decentemente
e ho affrontato anche una malinconicissima pioggia di falsa
primavera per uscire di casa. Ho cronometrato i tempi. Sono
uscito alle 23.30, sono tornato all'una. Un'ora e mezza,
compreso il tempo per il taxi andata e ritorno, che volevo
dedicare a una mia cara amica, Laura Cozzari, mamma di Francesca
Lana. Da Winns, l'ex Jeff Blynn di viale Parioli, per la sua
festa di cinquant'anni.
L'ultima volta da Jeff, prima che cambiasse nome e credo
proprietà, c'ero stato con Antonietta, mia moglie, e due nostri
cari amici, Mauro e Carmencita Pulone. Una cena guastata da un
cazziatone (giustissimo) fatto da Antonietta ai camerieri e al
gestore o proprietario, perché chiudevano un occhio verso i
clienti che fumavano tranquillamente. Nonostante una grande
targa che ricordava il divieto - per legge - di fumare. Non vi
auguro di diventare un bersaglio della mia gentile moglie quando
ritiene, in questo caso a ragione, di sostenere e far valere un
suo diritto. Potete immaginare ciò che è successo. Non siamo più
tornati dal caro Jeff, che mi stava molto simpatico. Con questo
stato d'animo sono arrivato alla cena, quando stavano ormai per
servire la torta. Adoro Francesca e Laura è una persona che mi
piace molto. 25 anni Francesca, 50 Laura e a tavola ho trovato
la nonna, che ne ha 75... Se Francesca si sbriga, con la
prossima femminuccia chiudiamo il secolo. Francesca ha dedicato
alla mamma un regalo particolare: un filmato di tre minuti, con
tutte le foto a lei care. Poi, un momento molto divertente.
Quando ormai stavo per andar via, una gentildonna bionda, più o
meno mia coetanea, si alza con determinazione dal tavolo di
fronte e viene a invitarmi a ballare. Mi nego, provocando questa
atipica conversazione. Lei: "Ma perché non vuole?". Io, pur
lusingato di essere stato adocchiato da una sconosciuta: "Sono
vecchio e pesante...". Lei: "Su, piano piano!" Io: "Non vorrei
morire in una festa di compleanno!". Lei: "Perché no? Sarebbe
bellissimo!". Io, svignandomela: "Preferirei di no, abbia
pazienza." Auguri ancora, cara Laura. E mille scuse alla
gentildonna.
HO CUCINATO LA PAPPA AL POMODORO
Il mio week end non è stato solo di libri, musica e televisione.
Mia madre cucinava benissimo, tra altre cose, la pappa al
pomodoro: era calabrese, come tutti nelle mie due famiglie,
materna e paterna.
Si tratta di un piatto toscano, ora difficile da trovarsi anche
nei ristoranti di questa bella regione, figuriamoci a Roma.
Probabilmente, suppongo, mia mamma aveva imparato il da farsi a
Montepulciano, negli anni di guerra, dov'eravamo "sfollati": è
un piatto povero, semplice. Io ne sono ghiottissimo. E la pappa
al pomodoro mi è mancata molto, nella mia vita: le due mie mogli
hanno sempre avuto, come tutte le mogli, una certa ragionevole
prudenza, nel confrontarsi con la suocera. Un paio di anni fa,
la mia seconda figlia, Giorgia, che è la più attenta ai miei
capricci e vive in Toscana, ha fatto un tentativo: esito
soddisfacente, ma niente di più, anche a causa della spedizione
postale... Dunque sabato mi sono tolto lo sfizio di provarci,
personalmente. La ricetta è semplice, basta rispettare
soprattutto le dosi (ho previsto una porzione per quattro, anche
se ero solo...) e i tempi, sacri, di cottura. In una pentola
mettete aglio, cipolla e basilico e triturate. Appena la miscela
si imbiondisce, giù mezzo chilo di pomodori sugosi e ben
strizzati. Sale quanto vi piace. Venti minuti di cottura. A
questo punto nel pentolone mettete fette di pane per 250 grammi,
anche 300, meglio se raffermo: sminuzzate via via.
Ancora sale e coprite con un brodo vegetale. Altri venti minuti
di cottura. Poi almeno un quarto d'ora per far riposare la
pietanza. Ed è fatta. A me piacciono le variazioni. Ho aggiunto
un bicchiere di barolo e la prossima volta vorrei provare con
brodo di carne anziché brodo vegetale. E perchè no qualche
pezzetto di pancetta? Segnalatemi, per favore, i ristoranti
romani dove si fa questa pappa.
Provate e siate felici.
17 maggio 2010
cesare@lamescolanza.com