Trapianti a tutti i costi?




 

 

"Le minoranze possono cambiare il modo di pensare". Lo dice Lucetta Scarrafia, docente di storia e di bioetica, che dalle colonne dell'Osservatore Romano mercoledì scorso ha scatenato un dibattito feroce sul tema trapianti. La professoressa, membro anche del Comitato Nazionale di Bioetica, ha posto, infatti, un interrogativo su una delle questioni etiche più “calde”.Oggi più che mai ostaggio della cosidetta "scienza tirannica". Critiche feroci perlopiù caratterizzate da evidenti pregiudizi ideologici. Lucetta Scarrafia però, a mio avviso, con il suo articolo è riuscita, in qualche modo, a dare voce a chi voce non può avere. Come tutti quei pazienti che si trovano a dover affrontare l’ultimo stadio. Ecco che di nuovo si ritorna a parlare della tutela della vita umana, dal concepimento e fino alla morte. Senza temere di mettere in discussione le regole.
Vivo nel mondo della medicina. So che per avere dei buoni organi da trapiantare, bisogna eseguire l'espianto in presenza di battito cardiaco e soprattutto in abbondante pressione sanguigna. Tanto è vero che in sala operatoria, al momento dell'espianto degli organi, c'è anche operativo l'anestesista. L’intervento, infatti, non avviene su cadavere, ma su un paziente ancora in vita. E’ lecito dunque nutrire dei dubbi sulla procedura? Possiamo almeno domandarci se sia giusto e opportuno definire l’espianto se il donatore è ancora in vita? Personalmente vorrei la certezza di essere davvero morto al momento dell’espianto dei miei organi. Onore al merito, dunque, alla professoressa Scarrafia, per aver sollevato il dubbio. Per aver avuto il coraggio di contestare anche molta parte della intellighenzia cattolica. In realtà, a mio avviso, la sua è una battaglia ragionevole, razionale e opportuna. Difendere la vita dal concepimento alla morte naturale non è un affare da "legionari di Cristo”. E’ semplicemente ragionevole. Ma quanto è difficile oggi essere ragionevoli?
Sul Riformista di ieri mi ha colpito l’articolo di Luca Sebastiani. Mi è parso poco convincente quando dice, a proposito del Ministro francese della giustizia, incinta, "non è affatto vero che la gravidanza è sempre un lieto evento, dipende…Soprattutto se gli interessati gravitano nell'universo politico. Anche per la maternità vale la legge della relatività". Mi pare che il nostro giornalista abbia travisato le parole dell’interessata. Rachida Dati, infatti afferma che la maternità è sempre un lieto evento, perchè fisiologica e naturale. Arriva a dire che "la gravidanza non è una malattia", e conclude "se finirà bene sarà fonte di felicità... Se invece andrà male, (dati i suoi 42 anni, ndr) allora sarà "uno spiacevole fardello". Tanto una maternità voluta, quanto una gravidanza non prevista e talvolta disagiata rappresentano sempre un fatto straordinario per la donna.Noi uomini non possiamo capire fino in fondo cosa voglia dire portare in grembo una vita. E’ un privilegio delle donne. Uno splendido mistero, non la teoria della relatività.
Sempre sul Riformista di ieri leggevo l’intervento di Gilberto Corbellini, professore universitario di filosofia in un ateneo romano, già dimissionario dal Comitato nazionale di Bioetica. Un "esperto" in quanto a parole. L’ho capito subito dalle numerose emails che mi ha inviato in merito al caso Eluana Englaro. Corbellini nel suo intervento sui trapianti, si dice sorpreso dall'uscita della Scarrafia. Dal suo osservatorio, il “nostro professore”, considera l'editoriale della collega bioeticista "di profilo intellettuale bassino”, denuncia una “mancata documentazione”. Ma il “nostro” non si è reso conto che le reazioni suscitate dal dibattito sull’ etica della donazione hanno sollevato un polverone di proteste e aperto un dibattito quanto mai interessante. Talvolta bisognerebbe mettere da parte i pregiudizi ideologici e entrare nella discussione liberi. Perché fare dell'oscurantismo? La scienza è in continua evoluzione in tutti i settori della medicina, anche nel definire il fine vita. Gli strumenti diagnostici di 40 anni fa non sono quelli più perfezionati di adesso. Non sarà mai il paziente a scegliere se e quando sarà morto perché di mezzo ci sarà sempre la coscienza e l'operato di un medico. E’ lecito domandarsi, allora, cosa spinga tanti scienziati a difendere strenuamente le loro posizioni? Come non pensare che dietro tutta questo ci sia una lobby ben ramificata ? Forse il nostro Corbellini non farà alcuna fatica a farsi espiantare un organo quando il suo elettroencefalogramma sarà piatto. Io vorrei che il prelievo dei miei organi avvenisse a corpo morto, e non a "cadavere caldo". Anche solo 24 ore in meno potrebbero non tutelare la dignità della mia persona.

Eraldo Ciangherotti
Vicepresidente Federvita Liguria
Presidente centro Aiuto Vita ingauno





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05-09-08



 

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