ANCORA SULLE OLIMPIADI

E LA PREVALENZA DELLE DONNE

di Cesare Lanza



 

Pubblico alcune lettere (rigorosamente senza la noia o l’oppressione di un mio ulteriore commento) che ho ricevuto in relazione a un mio articolo su Libero, a proposito del successo delle nostre atlete alle recenti Olimpiadi in Cina. La prima è firmata dalla signora Giulia Zuliani: “Egregio signore, con questa mia vorrei rispondere al suo più recente articolo, apparso su Libero, non per un arcaico e offeso spirito di femminista, che non mi appartiene, ma perché certe opinioni, se pur lecite, mi fanno scuotere la testa incredula… Chi scrive è una donna di trent’anni, che pensa di essere una donna all’antica, e tuttavia moderna… provo un orgoglio smisurato per le imprese dei nostri atleti alle Olimpiadi, tanto per gli uomini quanto per le donne, anche se devo dire che mi sono particolarmente commossa davanti alle vittorie di Chiara Cainero, mia concittadina (il suo papà viene a bersi un tajut nel bar di famiglia quasi ogni giorno!), e di Valentina Vezzali, che ritengo essere un vero e proprio esempio. Lei muove dal “dominio” femminile alle Olimpiadi, e dalla fantasiosa interpretazione della Maraini,  per dire che sì, saranno pure brave, ma preferisce le donne di una volta, assorbite dalla famiglia, anzi, l’essenza stessa della famiglia, donne che passano le giornate a vedere dei figli e poi dei nipoti, che cucinano pranzi perfetti apparentemente senza sforzo e curando financo deliziosi dettagli, donne con il lavoro a maglia in grembo che magari si assopiscono sulla sedia a dondolo davanti al caminetto… e chi non vorrebbe donne così?  Donne energiche, infaticabili, risolute e romantiche, quasi magiche, di quelle che riescono a farti passare il dolore con un bacio…e lei crede che donne così non esistano più? In parte forse ha ragione, ma credo che le sfugga che donne così, completamente così, al giorno d’oggi non possano esistere, proprio perché, per usare le sue stesse parole, “il mondo era un po’ meno complicato di quello di oggi,un po’ più logico e ordinato,per non dire migliore”! Quando mi definisco una donna all’antica è perche credo profondamente in quel tipo di famiglia matriarcale che lei rimpiange, e perche vorrei essere quel tipo di donna, in un certo senso credo di esserlo! Faccio due lavori part-time (5/8 ore uno e circa 4 l’altro), ho acceso un mutuo nel 2001, che continuo a pagare da sola perché mi piace finire quello che comincio,   mi sono sposata poco più di un anno fa ma mio marito vive con me praticamente da quando ho comprato casa, tempi in cui studiava per laurearsi; nonostante le molte ore di lavoro riesco ad avere abbastanza tempo libero per andare in palestra, ma quando sono a casa non ho certo smesso di lavorare! La casa non si pulisce da sola, né da soli si lavano i vestiti o si stirano… e non vedo l’ora che arrivi la domenica, non per riposarmi,ma per poter dare sfogo alla mia più grande passione: cucinare! Spesso mi alzo molto presto per impastare il pane, per l’enorme piacere che trovo nel farlo e per quello, indescrivibile, di offrirlo ai miei ospiti, ospiti che sono sempre numerosi a casa mia, tanto che a volte mio marito dice che sono troppi! Il suo delizioso ricordo delle retine di sua nonna non verrà dimenticato, già pregusto il momento in cui servirò in tavola il limone come lo faceva lei, e spero che non le dispiaccia! Non so quanto le interessino i fatti miei, ma la mia “indignazione” nasce dal fatto che non è possibile, al giorno d’oggi, fare la donna come la intende lei, a meno che non lo desideri e il tuo uomo non guadagni cifre consistenti, l’equivalente di due stipendi per lo meno! E allora cosa fanno le donne? Quello che hanno sempre fatto: si adattano! Fanno tutto quello che facevano prima, e in più lavorano, certo a volte devono fare qualche rinuncia, ma qualcuna vince pure l’oro olimpico… crede che la Vezzali non cambi i pannolini ai suoi bambini? Crede che i suoi baci amorevoli non tolgano magicamente la bua? Crede che Chiara Cainero non stiri le camice di suo marito o che non pulisca il bagno? Certo ci sono donne che non fanno niente di tutto questo, vere e proprie “uome”, mi passa il termine? Ma  quello che io credo è che voi uomini siate un po’ spaventati perche esistono donne come penso siano la Vezzali e la Cainero, forse anche come me, con la “D” maiuscola, che riescono a fare in una giornata il doppio o anche il triplo delle cose che fanno gli uomini e che non presentano il conto perche hanno scelto di essere così, di provare ad avere tutto e di combattere per averlo; credo che una donna possa fare tutto quello che fa un uomo, tranne la pipì in piedi, credo che la pensione anticipata sia una cavolata, ma che dovremmo poter prendere una specie di “pensione di mezzo” per fare le mamme in santa pace, per crescere i nostri figli senza dover delegare il compito a persone esterne più o meno competenti, più o meno fidate… credo comunque che si possa scegliere: spero che la vita che faccio adesso mi permetta di non lavorare quando e se avrò la fortuna di avere dei figli, così da poterli seguire ad ogni passo, così da poterli mandare a scuola con una fetta di torta  fatta in casa per merenda, e non con le merendine del Mulino Bianco, con cui comunque sono cresciuta… sono perfettamente d’accordo con lei quando dice che non c’è niente di strano se qualcuno gareggia e poi vince delle medaglie, ma trovo insopportabili frasi come “hanno voluto di più. E lo hanno avuto.” Perché secondo lei non lo meritavamo? Non avremmo dovuto volere questa parità, che poi parità non è? Facciamo tutto come gli uomini, e comunque gli stipendi che percepiamo,  a parità d’incarico, sono più bassi; il fatto di essere donne ci penalizza perche siamo soggette alla “malattia” della maternità, e sono in molti a scartare una richiesta di assunzione quando c’è il “rischio di contrarre la malattia”; per quelle di noi che non hanno le possibilità di avere una colf, e che di conseguenza fanno ANCHE le colf, non ci sono certo stipendi aggiuntivi o sgravi di qualche tipo…

sono una donna ferocissima? Forse sì, ma credo che faccia parte del mio fascino! Non voglio sbranarla o castrarla, ma sinceramente mi vergognerei un po’, se fossi in lei, per aver scritto righe tanto superficiali… seppur permeate di una certa verità. Sono d’accordo con lei sulla figura fondamentale di una madre presente, come mi pare di aver già scritto, ma detesto quello che non ha scritto e che però ha fatto trasparire: il giudizio. Se lo lasci dire: se sua moglie non ha creduto da subito all’intensità del suo malessere è forse perché di solito gli uomini fanno di un raffreddore una broncopolmonite, e comunque sono certa che trema ancora al pensiero di aver rischiato di perderla per aver sottovalutato i segnali… piuttosto non so cosa ci guadagni lei ad umiliarla in questa sua imperfezione! Sto divagando, e non era mia intenzione. Spero che dalle mie parole non traspaia astio, che assolutamente non volevo metterci, ma spero anche che ci veda un po’ di quella tristezza che il suo articolo mi ha provocato. Penso, probabilmente come lei, che certi ruoli andrebbero ripristinati, ma anche che essere donna non significhi SOLO essere  una massaia sorridente e rotondetta. Sono una donna di una volta, impasto il pane con le mie mani, lavo, pulisco e non vedo l’ora di avere dei bambini da accudire; e sono una donna moderna, non dipendo da nessuno,  tutto quello che ho me lo sono sudata; il suo scritto ha cercato di chiudermi in uno stereotipo troppo stretto e troppo deludente, dove non voglio assolutamente stare.

Le mando un sorriso e tanti auguri per la sua salute, con la promessa che la penserò al prossimo pranzo per amici che preparerò! Giulia Zuliani  cristian.candela@fastwebnet.it

 

 

 

Seconda lettera dal signor Diego Giuliani: “Gentile Dottor Lanza, innanzitutto mi presento: sono un lettore romano affezionatissimo di Libero, e Le scrivo per complimentarmi con Lei per l'articolo sul numero di oggi di Libero intitolato "Non sopporto le superdonne, anzi rimpiango la nonna". Penso che anche Lei sarà d'accordo con me sul fatto che niente lega un lettore devoto al suo quotidiano più della possibilità di leggere le notizie presentate e analizzate come egli desidera. In questo caso è proprio successo questo, in quanto la penso esattamente come Lei.
Colgo inoltre occasione per segnalarLe il mio sito-blog (
www.diegogiuliani.it) , in cui è presente un intervento sul caso di Famiglia Cristiana di cui mi piacerebbe conoscere la Sua opinione. Voglia accettare i miei più cordiali saluti,
Diego Giuliani  
diegogiuliani@hotmail.com

 

 

 

La terza lettera è firmata dal signor Aldo Martorano: “Immagino, caro sig.Lanza, le reazioni rabbiose e dissennate di tante donne al suo nostalgico appello di un ritorno al ruolo tradizionale della donna, tutta casa, famiglia e figli, lontano dalla bagarre agonistica imposta dalla vita moderna.

Ma come si permette? Erigere barriere alla realizzazione femminile, in ogni campo e in ogni dove, da quello economico a quello sportivo, oppure rimpiangere olimpiadi aperte a soli atleti uomini, tutto ciò può avere soltanto il sapore della più reazionaria, intollerante discriminazione! Povero Lei, che non si rende conto di quanto in realtà sia cambiato il mondo! Beh, andiamoci piano! Diciamo che qualche torto ce l'ha pure Lei, a voler considerare le cose da un unico punto di vista, quello maschile, senza comprendere una cosa essenziale: ogni essere  umano ha diritto non solo alla pura e semplice sopravvivenza, ma ad una visione della vita dettata non da regole imposte dall'esterno. Ciò riguarda soprattutto chi vive una diversa posizione e ruolo, disposti da chi da sempre il potere esercita e quelle regole esige. Fin che si tratta di dover subire e di dover supinamente accettare l'imposizione altrui, ok, per forza di cose bisogna stare al gioco (magari col rischio che ne escano immancabili peana letterari, ad esaltare la condizione della sottomissione e dell'obbedienza..), ma se vi sono margini di libertà, a poter uscire dal recinto, a cambiare, se non addirittura a competere con il millenario l'altro potere, va tutto capito: è così, perché non può essere diversamente!

Nessuno al mondo può impedire la crescita dell'altro! E se la donna, dapprima chiamata a contribuire con un altro stipendio al bilancio familiare, poi ad assumere sempre più comportamenti e atteggiamenti prettamente maschili, si prende il lusso di voler estendere la sua infuenza a tutto ciò che la circonda, ebbene, dobbiamo essere orgogliosi di questo, orgogliosi di aver allargato le maglie della libertà individuale, intesa in senso lato, opponendoci alla perenne schiavitù della condizione umana, sia essa maschile che femminile. Perché, caro Lanza, di questo si tratta: la vita è cosa bella, ma è anche lotta quotidiana. E ciò vale per entrambi i sessi. Inutile imporre all'altro un proprio stereotipo, ciò che secondo noi deve essere, senza noi essere l'altro. Cerchiamo di capire il prossimo attraverso noi stessi, giustificare le aspirazioni altrui attraverso quelle che sono le nostre aspirazioni di sicurezza personale, di felicità e benessere. In altre parole cerchiamo di essere forti anche come maschietti che si vedono sorpassare ora da un lato e poi dall'altro, permettendo nei limiti del praticabile e delle rispettive peculiarità naturali, che anche le donne condividano le nostre esperienze, comprendendo naturalmente anche quella dei diritti e dei doveri! Aldo Martorano martorano.a@libero.it”   

 

 

L’ultima lettera è un flash: “Ho letto il suo commento su "libero" di oggi. Condivido in pieno, ma come suol dirsi..... Chi è causa del suo mal pianga se stesso. Oppure....le abbiamo lasciate fare? E ora ce le teniamo così. Condivide?” Risposta: sì.

 

 

 

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31-08-08





 

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