
TRENI, AUMENTANO LE TARIFFE
A DISPETTO DEL MISERABILE SERVIZIO
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di Cesare Lanza
Eccezionalmente, e per solidarietà giornalistica e come utente delle pessime Ferrovie dello Stato, pubblico questa lettera, anche se non è indirizzata a Mister No, ma al collega Franco Bechis, direttore di “Italia oggi”:
“Caro Bechis, scrivo solo a lei perché, purtroppo, so che una lettera di questo tipo, nel mare del conformismo dei media italiani, può essere pubblicata solo da Italia Oggi. E’ il breve e oggettivo resoconto di un mio viaggio in prima classe su carrozza Eurostar n. 1, del treno n. 139, di lunedi 14 luglio, in partenza da Nizza alle 10,04 e diretto a Milano. Prezzo del biglietto: 45 euro ( cioè 90 mila vecchie lirette, che corrisponde a un volo low cost Milano-Copenhagen). Un viaggiatore, di solito, prende il treno perché vuol leggere o scrivere. Ebbene, nella mia carrozza, su un tratto che fino a Tortona, è al 90 per cento in gallerie, non funzionava la luce. Anzi, alle volte, la luce compariva per 45 secondi, giusto il tempo per riaprire il libro e poi, tiè, scompariva ancora. Poi si accendevano cinque luci in fondo ala carrozza ma poi anch’esse scomparivano inghiottite di nuovo nel buio delle gallerie interminabili. Ho cercato di segnalare la cosa al capo treno che, molto gentilmente, mi ha mandato subito una ferroviera che ha smanettato lungamente fra spine e pulsanti, ha fatto un paio di telefonate e poi, sgomenta, mi ha implorato: “Abbia pazienza…”. Dagli occhi si capiva che mi invitava a dormire anziché lavorare. Se possibile. Poco dopo però si è scoperto che anche gli altoparlanti non funzionavano. Quindi non si poteva “portare a conoscenza dei signori viaggiatori” che per ben tre carrozze di seguito, le porte automatiche non si aprivano e quindi coloro che volevano scendere (in gran parte stranieri e, molti, con voluminosi bagagli; si sceglie il treno anche per questo, no? ) dovevano prepararsi per tempo. In mancanza di questa informazione, però, avrebbero potuto scoppiare delle crisi di panico, per di più, al buio. Del fatto, fortunatamente, si è accorto il personale di bordo per cui, sempre la stessa volonterosa controllora, munita di una torcia tascabile, ha fatto il giro di tutte le carrozze puntando la torcia sulle facce dei singoli viaggiatori per poter essere convinta di essersi riuscita a spiegarsi nel dire loro che, se volevano scendere, dovevano prepararsi in tempo e attraversare ben tre carrozze al buio per poter essere in grado di scendere nella stazione voluta , evitando così di essere trasportati dove non avevano intenzione di andare. Lascio a lei, caro Bechis, di capire come potessero svolgersi i colloqui illuminati da una torcia manuale, con una clientela prevalentemente straniera che, viaggiando in Italia, sembrava peraltro rassegnata a tutto come delle pecore alla tosa. Salvo poi, presumo, la prossima volta, visitare un altro paese, dato che, di altri paesi, ce ne sono tanti nel mondo. A un certo punto, sempre al buio, ho sentito il bisogno di andare alla toilette. Giuro che non ci avevo pensato di munirmi di una torcia elettrica prima di prendere un Eurostar che viaggiava di giorno. Sono imprevidenze, queste che si pagano, con le Fs. Infatti, procedendo a tastoni, trovo infine la porta della toilette. L’apro (almeno quella non era chiusa), entro, faccio un passo e mi trovo con le scarpe immerse in un liquido che mi auguro fosse solo acqua. Le basta, caro Bechis? Senonchè questa mattina, aprendo il giornale, vengo a conoscenza che l’amministratore delegato delle Ferrovie, Innocenzo Cipolletta, ha comunicato che si appresta ad applicare un aumento delle tariffe. Mi aggrappo a un omissis perché non voglio prendere l’aplomb. Ma lei mi avrà capito, spero. Davide Compostella Milano.”
15-07-08
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