
Ragazzi in piedi, entra il
Prof.

di Cesare Lanza
Mi ha
scritto la signora Renata Mucci, da Brescia: "Molti
ancora ricordano questa esortazione, alla quale si
corrispondeva con prontezza, senza farsi domande del
tipo “è giusto?” “perché devo farlo” o altro. Si
faceva e basta. Ma quel non porsi domande era già di
per sé una risposta, Si fa. Punto. La funzione delle
regole è da sempre, quella di stabilire i doverosi
segni di rispetto, l’ attribuzione dei ruoli,
una giusta distanza fra professore e
discepoli. Poi, via via, ha trovato spazio un
corrosivo comportamento nei confronti di chi un
ruolo l’aveva già. I genitori hanno cominciato
a voler essere “amici” dei propri figli, senza
considerare l’arretramento al quale si
sottoponevano. Senza riflettere sul fatto che gli
amici vanno e vengono e i genitori restano; che gli
amici possono essere anche poco sinceri o malevoli
mentre i genitori non lo sono mai. Potranno
sbagliare ma lo faranno sempre, amandoli. Poi si è
frequentemente introdotto l’uso del tu verso i
giovani professori sorvolando sul fatto che ciò non
avrebbe certo migliorato né il rapporto né il
profitto. Insomma si sono attivati ruoli ibridi che
mortificano, nel concreto,le iniziali – più
legittime – collocazioni. Ma ecco una nota
consolante fa capolino da più parti. Pare che siano
in molti ad auspicare il ritorno di posizioni
abbandonate e io credo che – a piccoli passi-
si possono forse recuperare valori troppo
bruscamente abbandonati, dimostrando che
talvolta, tornare indietro aiuta ad andare avanti.
remucci@alice.it"
RISPONDO: spero che ai lettori piacciano, come a me,
le lettere piene di grazia e di buon senso, che ogni
tanto mi invia questa affezionata visitatrice.
Anch'io penso che, quanto meno, se si seguissero
alcune regole fondamentali, la convivenza di tutti
in una comunità risulterebbe facilitata.
cesare@lamescolanza.com
18-04-2008
