
IL GRANDE FRATELLO E' NEOREALISMO TELEVISIVO
E LINA PUO' VIVERE COME PREFERISCE LA SUA SESSUALITA'

di Cesare Lanza
Ricevo dal caro amico Domenico Mazzullo, psichiatra: "Caro Cesare, visto che ne avete parlato a Buona Domenica, ti invio una mia opinione. Non amo trasmissioni televisive quali "Il Grande Fratello" e simili e abitualmente non le guardo ritenendo vi siano modi migliori per occupare il mio tempo libero, anche se inizialmente mi era apparsa interessante l'idea di studiare i comportamenti di un gruppo di persone, isolate dal mondo esterno e costrette a vivere in una innaturale continuità, ma nel corso degli anni l'interesse è rapidissimamente scemato non essendo per nulla attratto dalle vicende erotico-sentimentali dei protagonisti e risolvendosi il programma, ahimè solo e pedissequamente in questo, con l'unica variante dei personaggi diversi, nelle diverse edizioni. Ieri sera ho ceduto, contravvenendo ai miei principi, alla curiosità avendo letto sulla stampa dei giorni trascorsi notizia della polemica sorta a proposito della sanzione disciplinare che l'Ordine dei Medici di Napoli avrebbe intenzione di comminare ad una collega, una dottoressa "rinchiusa" nella casa del Grande Fratello e protagonista di qualcosa di censurabile sul piano della dignità professionale, qualcosa di cui non conosco la natura, ma facilmente immaginabile, alla luce delle occupazioni privilegiate e abituali in quella casa. Mosso dalla curiosità di vedere il viso della collega imputata, ho avuto la fortuna di assistere proprio alla puntata in cui alla collega incriminata, veniva comunicata la notizia del probabile provvedimento dell'Ordine dei Medici e conseguentemente la reazione di lei. Calando un velo pietoso sul contenuto del fatto che avrebbe provocato l'accusa, come medico sono rimasto sfavorevolmente colpito, anzi indignato dalla autodifesa pronunciata, anzi urlata dalla collega, che superato brillantemente un primo momento di comprensibile stupore e smarrimento si è esibita in una perfetta reazione isterica di pessimo gusto davanti alle telecamere e quindi resa pubblica. E proprio su questa distinzione tra vita pubblica e vita privata si è basata l'autodifesa della collega, sostenendo questa che quanto avvenuto nella casa e oggetto di accusa e biasimo, riguardava la sua dimensione privata e quindi non passibile di censura da parte dell'Ordine preoccupato di salvaguardare la dignità e la onorabilità di chi esercita la professione di medico, producendosi lei successivamente in una patetica, quanto sgradevole e poco dignitosa autocelebrazione delle proprie virtù di medico. Forse la dottoressa non ha tenuto conto che quanto riguarda la vita privata, ma viene esibito davanti alle telecamere, diventa di dominio pubblico ed è obbligo preciso di ogni medico che compare, o si esibisce in pubblico, tener conto che... i nostri pazienti ci guardano e vorrebbero continuare a vedere nel proprio medico, anche se in TV, una persona di cui aver fiducia, a cui potersi affidare, rispettosa di loro e delle loro sofferenze. Nel 1800 i medici vestivano di nero, in segno di rispetto nei confronti delle sofferenze dei loro pazienti. Le sofferenze dei pazienti non sono mutate, ma il rispetto dei medici nei loro confronti? d.mazzullo@tiscali.it. www.studiomazzullo.com."
RISPONDO: molto interessante questa lettera, in particolare per me, perché mi trovo di fronte a un raro caso, in cui dissento da Mazzullo. Per due motivi: sulla qualità di un programma come il Grande Fratello; e sui comportamenti della dottoressa, Lina, che ne è protagonista.
Ecco le mie motivazioni.
Del Grande Fratello ho scritto, da molto tempo, che ci troviamo di fronte a un fenomeno di neorealismo televisivo. E benchè qualche spirito critico abbia tentato di sbertucciarmi per questo giudizio, ribadisco e mi spiego. Il neorealismo (mi riferisco al cinema) nacque in un periodo storico, post seconda guerra mondiale, e descrisse crudamente un'Italia povera, alla fame, stremata dal conflitto. Film di Rossellini passati alla storia dell'arte cinematografica e del costume furono accolti inizialmente con disprezzo, ironia e snobismo (atteggiamento costante della critica, che è sempre conservatrice, di fronte a ogni fenomeno nuovo: per restare al cinema, lo stesso disprezzo manifestato inizialmente per un genio come Totò, che in realtà vale Chaplin/Charlot, o, sempre inizialmente, per i maestri della commedia all'italiana, Germi Monicelli Comencini Risi...). Ora, sulla qualità artistica del GF non so pronunciarmi più di tanto, ma che si tratti di un colossale fenomeno di costume, a me sembra evidente: lo specchio, nient'affatto deformante, di una precisa realtà italiana, compresi amorazzi, parolacce e volgarità. Questo siamo, nel magnifico terzo millennio: siamo gli orribili politici in lizza con milioni di chiacchiere per l'ennesima elezione che non cambierà nulla, siamo quelli inchiodati in poltrona per le partite di calcio e quelli che si ammazzano negli autogrill prima di andare allo stadio, quelli dei vicini di Erba e quelli che discutono ancora se la Franzoni è innocente o colpevole, siamo quelli che non arrivano alla fine del mese con stipendi miserevoli e quelli vittime di una malasanità inarrestabile (anche di questi argomenti si occupa puntualmente la nostra Buona Domenica), siamo gli ultimi in Europa per quasi tutto ma i primi nell'acquisto di telefonini, eccetera. Questo siamo e in questo crogiolo grottesco, in apparenza confuso e volgare, nella sostanza anche peggio, c'è anche il Grande Fratello: un programma crudo, diretto, malizioso, diverso - che costringe per vari motivi a guardare, come voyeur, anche chi proprio non lo vorrebbe (vero, Domenico?). Il GF ha il valore certo dei fantastici graffiti, che a me piacciono molto, anche se - ovviamente - non potrei mai negare la superiorità di Giotto, Michelangelo e Picasso. Il GF è un segno del nostro tempo, i posteri dovranno studiare anche e primariamente il GF - se vorranno capire come si viveva all'inizio del magnifico terzo millennio.
E Lina? Mi sbrigherò in poche parole. Come donna, mi piace: ha passione, si espone, rischia, attacca, si concede con il sesso e con il cuore, piange e ride e si difende - com'è suo diritto. Psichiatra Mazzullo, il faccia a faccia di Lina con la madre è stato uno spettacolare tassello (un graffito, una fotografia, un documento, un flash neorealista!) di come siano oggi i rapporti tra genitori e figli e di come si siano evoluti idee e valori nella sanguigna realtà meridionale. Io non giudico, io voglio capire - amici miei. Io sono un liberale assoluto. Certo mi chiedo, come tanti, come possa fare la dottoressa a lasciare un lavoro a cui tiene molto per entrare nella cosiddetta "casa", per tre mesi. Ma se vuole farlo e se vuole intrattenersi, peraltro sotto lenzuola e coperte che lasciano a noi guardoni solo la possibilità non difficile di indovinare cosa succeda, se vuole intrattenersi sessualmente (per amore, per noia, per tentazione, per qualsiasi motivo - a me non importa) con il "ganassa" di passaggio, ma perché mai non dovrebbe farlo? E' libera di farlo. Come i pazienti, se vogliono, possono liberamente scegliere un altro medico, a cui affidarsi: il rispetto, un medico (come sa bene Mazzullo, che svolge con spirito perfino esagerato di sacrificio il suo lavoro), si può dimostrare anche senza abiti neri. Sono tra quelli che pensano che l'Ordine dei medici dovrebbe concentrare e pubblicizzare la sua attenzione su ben altro. Per ultimo: ben più disprezzabile il comportamento del "ganassa" che, dopo l'atto, è andato a parlarne e a vantarsi subito con gli amici in termini volgari, come neanche un ragazzo in pubertà. Ma anche questo, datemi retta, è neorealismo.
03-04-2008
