La
lettera del giorno 
"Vorrei capire una buona volta cosa
significa trash... Lo leggo sui giornali, a volte lo sento dire in televisione,
ma che diavolo vuol dire? A me piacciono i cosiddetti reality, poi leggo
che l'Isola dei famosi, il Grande Fratello, la Talpa, adesso La fattoria
sono programmi trash, anzi qualche volta super trash. Ma io non me ne
perdo uno. Lei, Lanza, cosa dice?" Federica Solinas, Cagliari.

Risponde
Cesare Lanza:
MA COS'E' POI, QUESTO CITATISSIMO TRASH?
Trash significa spazzatura: si tratta di un modo snob, sprezzante e altezzoso,
per insultare gli autori e i protagonisti di alcuni programmi che non
vanno a genio a una certa critica radical chic. Se questo tipo di critica
fosse fatta in buona fede, e non nascesse da evidenti pregiudizi, si potrebbe
aprire anche una discussione interessante. Prevalendo invece i pregiudizi,
sarebbe una fatica inutile. Posso però proporre ai molti telespettatori,
che seguono con passione i programmi bollati con il conio trash, alcune
riflessioni. La prima è questa: gli insulti dei critici sono dedicati,
indirettamente, anche a questi milioni di telespettatori. Milioni e milioni!
Non decine, centinaia, poche migliaia: milioni. Vero è che negli
anni cinquanta il direttore generale della Rai Ettore Bernabei (ottimo
manager, e faceva una buona televisione in Rai) definì i telespettatori
come "venti milioni di teste di cazzo".
Io, umilmente, non la
penso così. Ho rispetto dei telespettatori e, in particolare, ho
stima e riconoscenza per quelli che seguono i programmi a cui partecipo:
dei critici snob mi infischio, assolutamente. Penso che se quattro, cinque,
in qualche caso dieci milioni di telespettatori si incollano davanti alla
tivu, vuol dire che ci troviamo di fronte a un rispettabile, straordinario,
fenomeno nazional-popolare, di cui sarebbe bene tener conto, con serietà.
Altra riflessione: chi stabilisce cosa sia spazzatura e cosa no? Ripeto
che l'argomento, se fosse discusso serenamente e senza sciocchi pregiudizi,
potrebbe avere molti approfondimenti interessanti. Ad esempio, molti telespettatori
- e io tra questi - considerano spazzatura quei momenti televisivi, in
cui morbosamente si mostrano immagini di delitti efferati, di attentati
sanguinosi; per me sono spazzatura le interviste in cui si cerca di strappare
("Cosa ha sentito, signora, in quel momento?") una lacrima o
un pianto a una madre o a una figlia sconsolata, colpita da un grave lutto.
A dirla tutta, "trash" è un concetto vago, elastico,
opinabile. Mentre i dati di ascolto sono inoppugnabili. Per me, dunque,
non esistono programmi trash: esistono programmi che funzionano e sono
ben accolti dal pubblico, con interesse, e altri che non riescono a suscitare
attenzione e interesse.
E' obbligatoria, a questo punto, una domanda-chiave:
chi decide con quali contenuti si debba tentare di suscitare attenzione
e interesse? Ho detto un'infinità di volte, e lo ripeto con piacere
qui, rispondendo alla signora Solinas, che per me, autore, esistono solo
quattro riferimenti:
1. l'editore che mi ha affidato un incarico, dimostrando
di avere fiducia in me.
2. il pubblico a cui mi rivolgo, che col telecomando
in mano può approvare o bocciare, sostenere o rifiutare il lavoro
che proponiamo.
3. le leggi, che stabiliscono confini e regole importanti,
da non violare mai, per non incorrere in reati punibili a termini d codici. è vero,
a volte non sembra che le leggi esistano, in questo curioso Paese, invece
ci sono, precise e anche chiare, basterebbe rispettarle.
4. infine la
mia coscienza, che mi suggerisce cosa sia opportuno o inopportuno
fare. Stop.
Mi è venuto da ridere, a volte, quando mi somo trovato di
fronte a fustigatori di stampo talebano che mi intimavano, nei dibattiti
televisivi, "tu devi fare i programnmi così e cosà...", "tu
non devi fare questo e quest'altro..." Un corno!
Io sono un liberale assoluto, ho rispetto per le idee e le competenze
degli altri, ma desidero anche che siano rispettate le mie idee e le mie
competenze. In parole povere, di ciò che dicono i critici col nasino
all'insù, non mi interessa proprio nulla.
Quei quattro riferimenti
che ho indicato prima sono esaustivi: non potrebbero essere tre,
non potrebbero essere cinque. Quattro e non più di quattro: l'editore, le leggi,
il pubblico, la mia coscienza. E considero trash, cioè spazzatura,
coloro che usano la parola trash, cioè spazzatura, per infangare
programmi televisivi di primario interesse. A dirla tutta, per fare un
esempio, il Grande Fratello è uno straordinario esempio di neorealismo
televisivo: chi volesse studiare tra cent'anni cosa fosse l'Italia all'inizio
del Duemila, farebbe bene a meditare sul GF, sui personaggi, la struttura,
il linguaggio... Può piacere o non piacere, questa televisione,
ma dà un quadro chiaro, neanche deformato, di cosa sia la realtà oggi.
Cesare Lanza
11-03-09