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MARCO BENEDETTO: «Il Genoa
è parte della
mia identità di emigrante genovese»
L'editore di Blitz Quotidiano, già amministratore
delegato del Gruppo L'Espresso-Repubblica, racconta il
significato della genoanità. E afferma: «Non potrei mai
essere sampdoriano o juventino»

di Marco Liguori
Editoria e passione per il Grifone: un mix vincente.
Questo è il biglietto da visita di Marco Benedetto
genovese e genoano doc, fino al 2008 amministratore
delegato del gruppo L’Espresso-Repubblica e oggi editore
e direttore responsabile di Blitz Quotidiano. Ha
accettato di parlare in esclusiva per
Pianetagenoa1893.net sui temi della genoanità.
Com’è nata la sua passione per il Genoa? Ha legami
con il capoluogo ligure?
Sono nato a Genova, in Castelletto e ci ho abitato per
27 anni.
Ha un ricordo particolare del suo passato da tifoso?
Non sono particolarmente tifoso. Il Genoa è parte della
mia identità di emigrante genovese. Non potrei mai
essere sampdoriano o juventino.
Segue il Grifone da casa oppure riesce talvolta ad
andare a Marassi?
Vivo a Roma, mi accontento dei risultati. E poi tormento
i sampdoriani.
Lei è un manager di successo: quale potrebbe essere
la chiave del successo gestionale del presidente Preziosi?
Credo che nel calcio valgano dei principi universali:
vince chi investe meglio e spende senza sprecare. Con la
fedeltà che hanno dimostrato sempre i tifosi genovesi
(dico genovesi come sinonimo di genoani perché la base
dei sampdoriani è Sampierdarena, cioè un’altra città), i
ricavi sono una certezza che poche aziende possono
vantare.
Il Genoa ha dovuto subire errori arbitrali: è d’accordo
con l’introduzione della moviola in campo come accade in
altri sport professionistici?
Sono cresciuto in un’epoca in cui la moviola non c’era.
Ho cominciato a fare il giornalista scrivendo di sport
e seguendo la pallanuoto quando ancora si giocava in mare
e il calcio minore sui campi della Val Bisagno. Era un
tempo in cui gli arbitri erano ancora "albitri" e tutto
era più povero e semplice. O forse semplicemente noi
eravamo più giovani. L’errore arbitrale è parte del
dramma della vita e va messo nel conto: un giorno lo
subisci, un giorno te ne avvantaggi. Cose troppo
sofisticate e scientifiche mi danno l’impressione di
rendere il gioco una cosa da robot. La conferma di quel
che dico è venuta dalla partita con la Juventus: il Genoa non
avrebbe avuto vantaggio alcuno da una moviola in tempo
reale.
Dopo il primo mese di gare ufficiali, quali obiettivi
potrebbe raggiungere il Grifone?
Gli obiettivi del cuore non hanno mai limiti. Sta a chi
amministra la società fare il passo come la gamba,
commisurando gli obiettivi alle forze disponibili e alle
capacità di incasso prevedibili. Dopotutto siamo a
Genova…
PIANETAGENOA1893, 27-09-09
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