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Povia, un rap per Eluana e si prepara la polemica




MILANO - Un rap sommesso e incalzante, come quello di "Luca era gay", ma la canzone che quest'anno Sanremo aspetta col batticuore è ben più controversa di quella che Povia ha presentato l'anno scorso sul palcoscenico dell'Ariston. Lì si trattava della storia di un suo amico, omosessuale redento che "adesso sta con lei". Era scontato che piovessero polemiche. Qui giá il titolo, "La veritá (Eluana)", rimanda a una "scelta" che ha spaccato l'opinione pubblica, il caso Englaro. Abbiamo letto il testo della canzone che l'autore avrebbe voluto mantener segreto fino alla prima serata del Festival, il 16 febbraio. La canzone è stata pensata come una lettera indirizzata dalla ragazza ai genitori, un fiume di parole, quasi Povia fosse entrato in contatto metafisico con la povera Eluana che dall'aldilá ha sentito l'urgenza di lenire il dolore dei suoi cari che l'hanno vegliata per anni e per anni hanno sperato che riaprisse gli occhi, prima di decidere di staccare la spina. "Padre, ora vivo nel tuo cuore / vivo nella tua battaglia / fate il nome del mio nome / fate il nome di tua figlia / di una volontá da rispettare / invece di dormire in fondo al mare", recita il testo di Povia.

Questa volta non sono versi che fanno sognare o sorridere, come quelli de "I bambini fanno ooh", la canzone che lanció Povia nel 2005, oppure "Vorrei avere il becco", il brano con cui nel 2006 vinse il Festival di Sanremo. Quest'anno Povia s'impantana in una questione che è difficile diluire in una canzonetta pop, anche perché le ferite di tutti  -  non solo del papá ma anche di tutti coloro che hanno considerato criminale la sua scelta - non sono ancora rimarginate (a febbraio sará trascorso giusto un anno dalla morte di Eluana).

In realtá tutti si aspettavano che il testo di Povia fosse un atto d'accusa contro la decisione di papá Englaro, ma di fatto l'artista sorvola sull'eutanasia, non indugia sui particolari strazianti della storia di Eluana e della sua vita attaccata ai fili. Le parole non denunciano, accarezzano. "Mamma, che ne sanno del dolore / di quello che si puó provare / per una disperata decisione / e di quando avevi tu vent'anni / fatti di progetti e sogni": sono parole di grande tenerezza che lasciano chiaramente intendere che nei giorni dei veleni l'autore si sentiva più vicino a papá Englaro che ai suoi detrattori. O almeno così sembra, almeno adesso che la morte ha scritto la parola fine alla tragedia maturata in un mondo dove sbagliare è umano: "Ora volo sopra le parole / sopra tutte le persone / sopra quella convinzione di avere la veritá".

La tenerezza del testo, verosimilmente, non smorzerá i toni delle polemiche. Perché una canzone su Eluana in una gara canora, dove i cantanti si sfidano a suon di banalitá, luoghi comuni e qualunquismi sull'Italia e persino sull'amore (la trovata del gay redento non era più geniale de "Il mio miglior amico", la canzone sull'omosessuale emarginato scritta da Gigi D'Alessio per la Tatangelo due anni fa)?

Se non ci fossero state di mezzo la competizione e cinque prime serate televisive (con un evento che nel peggiore dei casi fará nove milioni di audience), l'operazione sarebbe stata più trasparante.

Di fronte a un testo così personale, vien da pensare che Beppino Englaro abbia avallato l'operazione. In effetti ha affermato di essere grato a quanti gli hanno manifestato la loro vicinanza, compresi i musicisti che hanno voluto dedicare canzoni alla figlia, precisando peró: "Senza mai entrare nei meriti artistici degli stessi". Immaginiamo il gelo, più che la commozione, quando Povia, sul palcoscenico di un teatro di varietá, pronuncerá quel nome alla fine del suo brano: "Mamma, papá, un giorno ci rincontreremo /... / quando sentirete un brivido che corre sulla vostra pelle / è lì che io saró presente / la vostra bambina per sempre, Eluana".


 



la repubblica, 18-01-10