Homepage



CASO MORGAN, LANZA DIVENTA BUONISTA

 

Di Carla Pilolli

Non vorremmo che, concedendo quella discussa intervista sulle doti terapeutiche della cocaina, Morgan abbia «fiutato» questa volta, malgrè soi , un buon affare pubblicitario. Sarebbe questo l’effetto finale di aver alzato il polverone sulla polvere bianca che, a suo dire, curerebbe meglio di ogni altra medicina la depressione,  se il dibattito «SANREMO SI’, SANREMO NO» che dilaga  a titoli cubitali su tutti i mass media, impegnando sia i vertici della politica nazionale che le casalinghe di Voghera, dovesse concludersi con la riammissione del nostro al Festival canoro. Cosa che non è  affatto da escludere visto che sono scesi in campo i più corazzati sostenitori del perdono.

Lasciamo andare se  talune  considerazioni  dei «perdonisti» risultano francamente risibili. Sentite con quanta furberia ha risposto Giorgio Gori, l’amministratore delegato di Magnolia che ha voluto Morgan fin dalla prima edizione di X Factor, alla domanda se nel corso di quella trasmissione il cantante abbia mai dato dei problemi : «Durante lo show non ho mai assistito a nulla. Lui è genio e sregolatezza, lo sappiamo. Ma di fronte alle telecamere era sempre lucido. Certo la voce che fosse tossicodipendente circolava» . Ah, sì? Circolava solo? Roba che, a detta di quanti hanno lavorato in quella trasmissione, più di una volta sarebbero sorte difficoltà per via di Morgan presentatosi STRAFACTOR.

Ma tant’è, perché il suo non  è  stato certo l’unico caso di «tiratori scelti» che fanno il bello e  il cattivo tempo in Tv. Per l’occasione, intingendo la penna nel rosolio, si è trasformato insospettabilmente  in «buonista» anche Cesare Lanza, uno degli autori del Festival sanremese, il quale ci  ha invitato a non tener conto dell’ intervista di Morgan ma della sua smentita in cui manifesta una»determinata volontà di riscatto». E come non concedere una prova ad un giovane, implora Lanza, «che ha avuto una vita dolorosa:l’atroce perdita del padre suicida in circostanze particolarmente penose che lo ha spinto verso quel falso, micidiale sollievo che ogni personalità fragile si illude di trovare nelle droghe o nell’alcol».  D’accordo ma perché dovremmo credere che la sua voglia di uscire dal tunnel verrebbe meno se non cantasse a Sanremo?  Tesi sostenuta da Claudia Mori per la quale  la rivendicazione orgogliosa dello sballo fatta da Morgan in quella intervista, non era altro che «un grido di dolore, una ricerca di aiuto. E che aiuto gli si dà cacciandolo?» strepita la signora Celentano,  dimostrandosi una volta tanto  assai comprensiva.

Cosa dunque si dovrebbe fare? A dire sciocchezze ci si sono messi pure i «colpevolisti», quelli che sono d’accordo con l’espulsione di Morgan dal Festival . Vi pare forse accettabile la proposta avanzata  dai  giovani comunisti e dalla sempre eccessiva Alessandra Mussolini, i quali vorrebbero sottoporre al test antidroga tutti gli artisti prima di farli salire  sul palco dell’Ariston? Siamo alla sagra delle assurdità. Non c’è dubbio che sull’ argomento regna  sovrana la confusione. C’è chi ha ricordato che in fin dei conti non sono mai mancati nella musica brani altamente tossici, come Heroin scritto da Lou  Reed nel 64’ o Cocaina  resa immortale da Eric Clapton nel 75.

«Questo per dire-scrive su «Il Giornale» Luigi Mascheroni- che l’errore di Morgan è stato non di aver minimizzato l’uso di droga, ma di averlo fatto nella sede sbagliata. Fuori cioè dalla zona franca dell’espressione creativa. Oltre il sacro recinto dell’arte».  Per spiegarci meglio il filtro artistico, secondo Mascheroni, attutirebbe gli effetti del proibitivo in quanto non si tratterebbe di realtà ma di rappresentazione. Un cantante maledetto come Eminem, accusato di scrivere canzoni omofobe e misogine nonché razzistiche, salì sul palco di Sanremo nel 2001 perché aveva sempre dichiarato che i  testi  delle sue canzoni non dovevano essere presi sul serio. Ma se poi qualcuno lo avesse fatto?. Come escluderlo?

Morgan, dunque, avrebbe commesso l’errore di non fare una canzone sulle sue cattive abitudini di sniffatore, ma di affermare nell’intervista incriminata che fiuta coca tutti i giorni. E sicuramente la confessione sarebbe passata. Non si rifiuta un cantante che fiuta se lo stesso non si fosse spinto a tessere l’elogio della cocaina. Un’apologia  delle virtù terapeutiche della «neve» che cura la depressione, apre i sensi e via discorrendo. Ha dato valore allo sballo, calandosi nel reale, salvo a dire esattamente il contrario,  ossia che la droga porta solo all’ospedale, in galera o al cimitero, allorché gli è arrivata la notizia dell’espulsione dal Festival di Sanremo. Quando è che questo personaggio che posa a rocker bello e dannato dice il vero? Comunque vada, riammesso o definitivamente rifiutato, Morgan ha sparso su di sé e sul Festival canoro un bel po’di polvere di stelle. Il chè era negli intenti pubblicitari che accompagnano sempre questa manifestazione.

 

 


diario del web, 05-02-10