UN MITICO CALABRESE CAMPIONE DI SCACCHI

 

di Cesare Lanza

Un caro amico, conoscendomi anche come bibliofilo, mi ha regalato un prezioso libretto, stampato a Bordeaux nel 1833, sul gioco degli scacchi: "Jeu des echecs", scritto da Joachim Grecco, "dit  Le calabrois".

              Per un bibliofilo, ricevere una chicca editoriale è  sempre un'emozione - e per questo desidero trasmettervela, insieme con una riflessione, sulla curiosità. La curiosità è il movente di tutto e io mi considero, oltre

che un liberale assoluto, anche un vecchio curiosissimo. La curiosità scatta spontanea, istintiva e forse compulsiva, per me: sempre. In questo caso, dopo la gioia di aver ricevuto un regalo intelligente, "pensato"

(perchè amo, anche se non quanto  li amavo, gli scacchi) la mia curiosità, da calabrese orgoglioso di esserlo, è scattata per l'autore: Gioachino Greco... Chi era costui. Sono andato su Wikipedia e qui sotto pubblico

ciò che ho trovato. Forse, tra i miei amici dei miei siti e di Facebook, c'è qualcuno che potrà darmi ulteriori informazioni.

              Perchè ho scritto che amavo gli scacchi più di quanto non li ami oggi? Raccontando la mia vita, scrivendola o a voce con chi abbia avuto la pazienza di ascoltarmi, ho spesso fatto riferimento al mio

rapporto con il gioco degli scacchi. Penso che gli scacchi siano un esercizio purissimo di intelligenza, crudo, feroce, guerresco: chi ha maggior intelligenza tattica e strategica, chi riesce a "vedere" lontano, certamente vince. 

A differenza di altri giochi, non è possibile che una schiappa possa battere un campione.

              Fui iniziato al gioco degli scacchi, e al poker (che è un altro discorso), ancor prima che frequentassi la prima elementare, e cioè a soli cinque anni, da due miei zii materni: Italo Florio, che è uomo di superiore livello, e Franco, purtroppo deceduto da molti anni. Ebbene, sia a poker sia a scacchi me la cavai, subito, benissimo: al punto che tra amici e parenti ero esibito dai miei orgogliosi genitori come una sorta di talento naturale, precoce, forse anche prodigioso.

              Senonchè il mio livello massimo di intelligenza e di capacità di apprendimento fu raggiunto nell'infanzia, e lì si fermò ed esaurì. Perciò, a otto anni ero considerato a scacchi (il poker è altro) un piccolo genio, a quindici un discreto giocatore, a trenta uno come tanti, a quaranta uno schiappone... Il mio amor proprio e la mia coscienza auironica mi hanno progressivamente allontanato da gare e sfide.      

Ma eccovi, almeno per chi sia interessato, le notizie su...

Gioachino Greco

Gioachino Greco detto Il Calabrese (Celico, 1590/1600 – 1630 ca.) è stato uno scacchista italiano. È considerato uno dei migliori giocatori a cavallo tra il XVI e il XVII secolo..

Gioachino Greco detto Il Calabrese è stato un famoso scacchista italiano.

Egli nacque a Celico da un’illustre famiglia, com’è stato rivelato da un vecchio manoscritto, alla fine del 1590. Secondo l’usanza delle famiglie nobili, il giovane Gioachino fu rinchiuso a studiare nel collegio dei Gesuiti di Cosenza.

Qui, da Mariano Marano fu avviato a gustare le bellezze del gioco degli scacchi. I progressi furono rapidi, tanto da destare meraviglia tra i numerosi cultori di quel tempo. Fra il 1610 e il 1620 visse a Roma, come scacchista professionista grazie alla protezione di numerosi monsignori, fra cui il cardinal Savelli e Francesco Buoncompagni.

A Roma pubblicò, nel 1619, in francese, il “Trattato del gioco degli scacchi”; ci furono tre edizioni del Trattato mentre era in vita e, dopo la sua morte, a Parigi, a Bordeaux, all’Aia, ad Amsterdam, a Liegi, a Bruxelles, a Londra, a Lipsia ed altrove, se ne ebbero oltre 50. Ancora oggi questo libro viene stampato in Italia, mentre centinaia di opere di altri autori dormono polverose nelle biblioteche. Tutto ciò a dimostrazione della sua grande fama. Tra le tattiche applicate nel gioco, rimane ancora nota una sua vincente mossa detta “del Gambetto”.

Il Trattato del gioco degli scacchi fu dedicato ad Enrico II duca di Lorena; e forse in conseguenza di ciò Gioacchino Greco andò a Parigi ed in successive partite vinse clamorosamente i tre campioni che in Francia si disputavano lo scettro degli scacchi, dei quali campioni a noi sfugge il nome.

Viaggiò anche in Spagna guadagnandosi da vivere giocando a scacchi. In seguito andò in Inghilterra, ove gli capitò la più inaspettata delle avventure: qualche mese dopo lo sbarco, fatto pedinare da rivali battuti, fu aggredito e colpito da uno stuolo di malviventi, i quali gli rubarono più di 5 mila scudi, frutto di tutte le sue vittorie. Tornò, disgustato, in Francia sicuro di trovare una società più raffinata e tranquilla a cui far gustare la sua genialità e il suo stile; per questo venne chiamato “Superbo e affascinante come il suolo della sua Patria”.

La sua fama era nota nelle corti e nei salotti delle più grandi famiglie. Uno dei tanti famosi avversari, da lui battuto, fu così cavalleresco che gli s’inchinò a salutarlo con un madrigale che resta ancora pieno di brio e di generosità.

Le notizie della sua vita sono ricavate da poche righe scritte dal Salvio nel 1634 in cui parla di Greco come già morto. Altre notizie si ricavano dai molti suoi manoscritti con dedica autografa ai suoi nobili protettori. Alcuni scritti, quasi sicuramente autografi, sono scritti in pessimo italiano con errori di ortografia che fanno pensare a umili condizioni familiari e a un inizio di carriera da servitore.

Secondo il Salvio, seguì un grande signore spagnolo nelle Indie Occidentali(probabilmente le Antille) visitando il Messico, il Perù ed il Cile.

Da quel viaggio non fece più ritorno. Pare che si sia spento verso il 1634, lasciando ogni suo avere ai Gesuiti, intorno al 1630, ed ignoto è ancora il luogo della sua morte, anche se sono state fatte tante ricerche in proposito.

Una sola cosa è certa: Gioacchino Greco istituì erede dei suoi beni i Gesuiti, forse in memoria degli studi compiuti nel loro collegio di Cosenza, forse anche per la gratitudine dell’assistenza ricevuta in terre allora così remote dalla sua Celico.

È considerato uno dei migliori giocatori a cavallo tra il XVI e il XVII secolo.

 

Opere  :

Il nome di Greco è giunto fino a noi soprattutto per il suo manuale di scacchi. Le prime copie manoscritte vennero dedicate ai suoi protettori romani. Una copia de Il "Trattato del nobilissimo gioco de scacchi " datata 1620 si trova a Roma nella biblioteca Corsiniana; un'altra miniata e dedicata al duca di Lorena si trova alla Biblioteca Nazionale di Firenze. Il manuale ebbe molte traduzioni e le prime copie a stampa sono del 1656 in inglese e del 1669 in francese. Da allora venne ristampato più volte e spesso incluso in altre opere.




26-11-09